Milano (e non solo) da paura
Inutile cincischiare: il bersaglio grosso delle amministrative era Milano e il centrodestra l’ha fragorosamente mancato. Ci sarà un ballottaggio difficilissimo e sarà Letizia Moratti a dover inseguire il candidato delle sinistre, Giuliano Pisapia. Il colpo potrà essere assorbito e restituito con gli interessi, certo, ma la gelida chiarezza dei numeri ora induce a fermarsi su una questione centrale per la maggioranza e per i berlusconiani sopra tutto. Leggi A Milano Moratti insegue Pisapia. A Napoli scompare il Pd - Leggi Il Cav. ha perso le elezioni ma il Pd non le ha vinte affatto dal blog Cerazade - Leggi La vittoria di Fassino e la lezione di Torino dal blog Cambi di Stagione
11 AGO 20

Indecidibile, come nelle attese della vigilia, l’incidenza del Terzo Polo. Deludenti a Milano, ma vispi e forse decisivi a Napoli in vista del ballottaggio, Pier Ferdinando Casini e Gianfranco Fini potranno optare per la strategia dei due forni. Oppure no. Ma è scontato che dovranno pencolare o di qua o di là; e nell’attesa già c’è baruffa tra i finiani che proclamano la sopraggiunta eclissi del berlusconismo e quelli che promettono al Cav. i loro voti.
Posta in questi termini l’analisi, sembra d’aver messo a tema una sconfitta corale e variopinta della quale si fatica a indovinare la causa efficiente e un vincitore definitivo. In parte è così. Ci sono però due corone d’alloro appoggiate su altrettante teste calde che rivelano più di qualcosa: De Magistris (a Napoli) e Beppe Grillo (un po’ dappertutto) sono i protagonisti di una scombinata e spettacolare marcia di conquista nel cuore ondivago di un crescente consenso protestatario. E’ il segno di un teorema non scritto ma sperimentato in questa truculenta campagna elettorale, fatta eccezione per il composto salotto torinese di Piero Fassino: l’estremismo giova agli estremisti. Compreso evidentemente il nichivendoliano Pisapia, un miscuglio di profetismo altermondista borghese e minoritario, miracolato dalle intemerate demenziali dei suoi avversari. Non sappiamo se a Milano sarebbe bastato fare e dire cose politiche per confermarsi al primo turno, ma il Cav. e i suoi non ci hanno nemmeno provato.
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